lunedì 10 febbraio 2014

FGC-SKOJ-MS: «NO AL REVISIONISMO STORICO SUI FATTI DEL CONFINE ITALO-JUGOSLAVO.»

In questi anni, dalla caduta del socialismo reale nei paesi dell’est Europa ad oggi, abbiamo assistito ad un’ondata di revisionismo storico sui fatti della seconda guerra mondiale che non ha precedenti. Il revisionismo storico ha come principale obiettivo la condanna del comunismo e delle azioni dei partigiani comunisti, contestualmente alla riabilitazione di personalità compromesse con i regimi fascisti e nazisti, l’equiparazione dei partigiani con i militanti fascisti. La crisi economica del capitalismo e l’incapacità di questo sistema di uscire dalle sue contraddizioni, spingono i governi ad aumentare le politiche anticomuniste e le campagne revisioniste, per distruggere nei lavoratori l’idea di un’uscita dalla crisi in senso comunista.
Anche le vicende del confine Italo-Jugoslavo sono state utilizzate a pretesto di questa operazione, al fine di equiparare l’esercito partigiano jugoslavo a quello fascista, nascondendo le responsabilità storiche dell’Italia nel periodo fascista, facendo passare i carnefici per vittime, i liberatori per invasori. Nel 2004 in Italia su pressione delle forze di destra, e con la complice accettazione dei partiti di centrosinistra, è stata istituita la “Giornata del Ricordo” che il 10 febbraio di ogni anno commemora le vittime del confine orientale nelle foibe e gli esuli dai territori istriani e dalmati.
La questione delle foibe, viene completamente manipolata. Le ‘vittime’ processate dai partigiani, (non più di 700 documentate) erano state in buona parte a loro volta carnefici, tanto che i premiati per il Giorno del Ricordo sono in prevalenza militi repubblichini. Il numero delle vittime aumentato decine e decine di volte rispetto alle stime storiche, al fine di equiparare artificiosamente le vicende del confine Italo –Jugoslavo con la portata dei crimini nazi-fascisti. Viene rimosso il legame con il regime fascista della stragrande maggioranza dei prigionieri politici uccisi per rappresaglia, e addebitati ai partigiani delitti comuni al fine di gonfiare arbitrariamente il numero delle vittime, e dare l’impressione di una  guerra etnica contro gli italiani. Così anche le motivazioni e i numeri del famigerato “esodo” sono anch’essi inventati e strumentalizzati. Le autorità Jugoslave, al contrario di quanto viene detto sulla presunta ed inventata pulizia etnica, fecero di tutto per far rimanere la popolazione italiana in Jugoslavia, come negare e ritardare il rilascio dei necessari documenti per l’espatrio. Decine di migliaia di italiani continuarono a vivere in Jugoslavia ed oltre un migliaio addirittura vi emigrò dall’Italia.
Al contrario nulla viene detto dell’italianizzazione forzata, dei campi di concentramento, della sistematica uccisione dei dissidenti politici, della vera guerra etnica che anni prima il regime fascista combatté contro le popolazioni jugoslave dei territori annessi all’Italia. Mentre oggi si criminalizza il ruolo delle forze partigiane italiane e jugoslave che insieme liberarono l’Italia nord orientale dalla schiavitù nazi-fascista, si dimenticano le parole che Mussolini pronunciò riferendosi alla politica da tenere nei confronti delle popolazioni jugoslave nei territori italiani: «Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani». Non si trattava solo di un’affermazione, ma di una precisa politica che lo stato fascista perseguì nei confronti delle popolazioni jugoslave, con l’apertura di campi di concentramento a Kraljevica, Lopud, Kupari, Korica, Brac, Hvar, Rab (isola di Arbe) nei quali furono internati migliaia di prigionieri politici e cittadini che si opponevano alla politica fascista. Parole tradotte in azione dai generali fascisti dell’esercito italiano, come quando il Generale Robotti sosteneva in una circolare militare che «si ammazza troppo poco», riferendosi alla situazione delle province jugoslave.I crimini nazi-fascisti vengono accuratamente nascosti e si tenta di far passare i partigiani italiani e jugoslavi che combatterono gli eserciti del Reich e della Repubblica Sociale Italiana come assassini, eludendo così le responsabilità storiche e politiche del fascismo, che sono responsabili di quanto accadde.
Come organizzazioni giovanili di diversi paesi coinvolti nelle vicende del confine Italo-Jugoslavo, confermando la nostra amicizia e la reciproca solidarietà ed azione comune, ci impegniamo a:
-       Difendere la memoria della lotta partigiana e del ruolo primario dei comunisti nella liberazione dal fascismo, oggi minacciata dal revisionismo e dal tentativo di equiparazione storica tra fascismo e comunismo, aumentando le azioni comuni in difesa della memoria storica e del contributo dei partigiani comunisti jugoslavi ed italiani alle lotte di liberazione nei nostri paesi;
-       Rigettare ogni forma di nazionalismo, rifugio di un capitalismo in crisi, e ogni conflitto tra i nostri popoli, sviluppando a partire dalle nostre organizzazioni la più alta forma di solidarietà e internazionalismo proletario, lavorando assieme affinché i nostri popoli possano vivere un futuro di pace e cooperazione solidale;
-       Diffondere tra le nuove generazioni la memoria storica e insieme ad essa la consapevolezza che solo il socialismo può rappresentare la liberazione reale dei popoli dalla schiavitù e dalla minaccia sempre attuale della guerra, imposta per gli interessi dei monopoli e a danno dei lavoratori e dei popoli.

Morte al fascismo, libertà al popolo!  - Smrt fašizmu, Sloboda narodu!


FGC – Fronte della Gioventù Comunista (Italia) – SKOJ – Lega della Gioventù Comunista di Jugoslavia (Serbia) – MS – Gioventù Socialista (Croazia)

lunedì 3 febbraio 2014

Non lasciamola crollare - #crepilacrepa

Denuncia, segnala, condividi foto e qualsiasi cosa tu ritenga essere una prova del degrado, edilizio o meno, in cui vertono le nostre scuole!

I tagli alla scuola, il contributo scolastico, le prove invalsi sono solo alcune delle manovre attraverso cui si vuole attentare alla vita della scuola pubblica e gratuita.

I risultati di queste politiche si possono osservare nella fatiscenza degli istituti scolastici: soffitti che si sgretolano e crepe nei muri che rappresentano un pericolo per gli studenti, i professori e il personale ATA; laboratori con apparecchiature obsolete, servizi igienici poco decorosi e spazi sempre più insufficienti alla vita scolastica. Tutto ciò rispecchia l'interesse che i nostri politici hanno nel mantenere un'istruzione pubblica di qualità!

 


 DENUNCIA ANCHE TU!

1 - Scatta una foto a qualsiasi cosa ritieni possa essere una prova del degrado, edilizio o meno, in cui vertono le nostre scuole!

2 - Posta foto e video su questa pagina facebook

ATTENZIONE!
Fate le foto esclusivamente alle strutture fatiscenti, è vietato fotografare persone senza il loro permesso. Fotografate nei momenti più opportuni e non durante lo svolgimento delle lezioni per non creare confusione; non fotografate documenti ufficiali


 

lunedì 27 gennaio 2014

Il giorno della memoria


"Senza Stalin, eravamo tutti nazisti, questa è la realtà. Non come quella mascalzonata di Benigni in "La vita è bella", quando alla fine fa entrare un carro armato con la bandiera americana. Quel campo, quel pezzo d'Europa la liberarono i russi, ma... l'Oscar si vince con la bandiera a stelle e strisce, cambiando la realtà." Mario Monicelli

giovedì 16 gennaio 2014

Per un servizio pubblico di qualità

Nella giornata del 13 gennaio 2014 è stata spezzata la vita di Sylvester Agyemang, un ragazzo di soli quattordici anni che stava cercando di uscire dall'autobus per recarsi scuola. Facciamo le più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici, sperando che non accadano più tragedie simili ad altre famiglie.
Già è stato accusato l'autista dell'autobus, che non ha aperto le porte posteriori e non si è accorto di nulla finchè l'incidente non è avvenuto. La dinamica degli eventi è ancora confusa, ma delle certezze ci sono.
Innanzitutto non è frutto esclusivamente di responsabilità individuali. E' vero che in parte potrebbe essere responsibilità dell'autista, che non ha aperto le porte posteriori dell'autobus (anche se c'è chi dice che sia una decisione presa da SETA), ma la causa principale dell'incidente è stato l'affollamento sull'autobus. Quello che è un normale e quotidiano disagio, ovvero il sovraffollamento nei mezzi di trasporto, in questa circostanza si è trasformato in una tragedia.Questa è non solo una delle condizioni necessarie perché si verificasse l'incidente, ma è anche la condizione più semplice da eliminare. Cosa manca allora perché venga eliminata? La volontà politica.
E' da diversi anni che il servizio di trasporto pubblico ha preso una piega negativa: i prezzi continuano ad aumentare mentre la crisi impoverisce i lavoratori, gli autisti subiscono uno sfruttamento che aumenta anno dopo anno, gli spazi e i mezzi sono sempre più inadeguati alla sicurezza ed alle esigenze degli utenti. Ciò è inevitabile quando un servizio pubblico viene trascurato e segue le logiche dei privati. Quando le forze politiche che governano decidono deliberatamente di depotenziare il welfare per spendere denaro pubblico in opere di altro tipo si creano disagi perle classi meno abbienti; gli studenti e i lavoratori che usufruiscono del trasporto pubblico (sia esso su strada o su rotaia), sono vittime di queste scelte.
La crisi che stiamo vivendo oggi è frutto del sistema economico nel quale viviamo: lo stesso che ha permesso ad alcuni Paesi di arricchirsi a scapito di altri e alcune classi sociali di avere notevoli privilegi a scapito di altre. Essa ci mostra chiaramente le logiche di funzionamento della nostra società, accentuando le contraddizioni, che possiamo vivere ogni giorno, tra ricchi e poveri, sfruttatori e sfruttati, capitalisti e lavoratori.
Noi del Fronte della Gioventù Comunista ci schieriamo contro le politiche di depotenziamento dei servizi pubblici e per una politica che ponga le esigenze del lavoratore e dello studente prima di ogni altra cosa. Solo in questo modo si può fare in modo che non avvengano ancora incidenti come quello del 13 gennaio. 

venerdì 10 gennaio 2014

Difendi la scuola pubblica, blocca il contributo!

«Difendi la scuola pubblica, blocca il contributo!» campagna di azione in difesa della scuola pubblica promossa dal Fronte della Gioventù Comunista. Pagando il contributo non si aiuta la scuola, si mascherano i tagli dei governi, che ci abituano all'idea di una scuola pubblica a pagamento. Non pagare il contributo e diffondi la campagna di boicottaggio!


giovedì 9 gennaio 2014

Inizia la campagna del FGC sul Lavoro!

Le rassicurazioni del governo sull’economia italiana si scontrano quotidianamente con la realtà di fatti. Oggi gli ultimi dati sulla disoccupazione mostrano un quadro di un’Italia devastata con il numero dei disoccupati che è ulteriormente aumentato. La disoccupazione giovanile ha raggiunto quota 41,6% ma tutti sappiamo come in alcune aree del Paese le percentuali siano ben maggiori. In un solo anno le domande di sussidio per la disoccupazione sono salite del 33%, pari circa a 2 milioni di persone; la percentuale della disoccupazione in Italia ha superato il 12% toccando i livelli più alti dal 1977. Calano anche gli ammortizzatori sociali, già esclusi per molte forme di contratti, come dimostra il calo delle ora di cassa integrazione nello scorso anno. Aumenta il numero dei disoccupati tra i giovani, così come è in aumento il numero dei giovani che non studia e non lavora, non avendo alcuna prospettiva.
Le proposte dei partiti di governo vanno nella direzione di diminuire i livelli salariali, aumentare lo sfruttamento dei lavoratori attraverso gli incrementi della produttività, aumentare gli orari di lavoro, facendo ricorso a maggiori straordinari, spesso evitando in questo modo di assumere, oppure utilizzando contratti di apprendistato e formazione come leva per costruire personale con minori tutele e più bassi livelli salariali, da utilizzare come manodopera a basso costo e strumento di  competizione al ribasso tra i lavoratori. L’aumento dell’età pensionabile ha ulteriormente contribuito a diminuire i posti di lavoro per i giovani, alterando il ricambio generazionale fisiologico tra pensionati e nuovi lavoratori. Il tutto presentato, coprendo una logica evidente, come provvedimento in favore delle nuove generazioni. La delocalizzazione di importanti aziende, ed interi settori produttivi all’estero, facendo leva sulle condizioni salariali e legali più convenienti per il capitale, e sul principio di libera circolazione di capitali merci e servizi, ha prodotto la perdita di migliaia di imprese, che hanno lasciato miseria e disoccupazione. In altri casi il ricatto della possibile chiusura è stato utilizzato contro i lavoratori per imporre condizioni di lavoro peggiori. A questo si aggiunge il costante blocco delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni, la riduzione di personale negli ospedali, nelle scuole, negli uffici, nei trasporti pubblici, in tutti i settori deputati ai servizi sociali, in nome del rispetto dei tetti di bilancio e dell’idea di riduzione dei servizi pubblici statali a favore delle imprese private. Tutto questo è accaduto negli ultimi anni con la complicità dei sindacati confederali, che salvo rare e non sempre coerenti opposizioni interne, hanno accettato questa situazione e rinunciato a qualsiasi lotta reale, limitandosi a capitolare su accordi sempre più svantaggiosi.
Nel 2014 la questione del lavoro e della disoccupazione giovanile sarà al primo posto nella nostra azione politica. Per questo a partire dai prossimi giorni inizieremo in tutta Italia una campagna di lotta contro la disoccupazione giovanile che culminerà con una manifestazione in occasione del vertice dei primi ministri europei che si terrà a Roma con tutta probabilità nel mese di aprile. Il vertice, annunciato lo scorso novembre, senza tuttavia stabilire la data, vedrà la partecipazione di tutti i primi ministri dell’UE che discuteranno sulle misure da intraprendere per contrastare l’aumento dei giovani disoccupati in Europa. Non riteniamo che da questo vertice possa venire alcuna soluzione. E per questo annunciamo già da ora la nostra intenzione di scendere in piazza per conquistare con la lotta i nostri diritti.

domenica 5 gennaio 2014

La tessera 2014 del Fronte della Gioventù Comunista

La nostra tessera del 2014 sarà dedicata a Võ Nguyên Giáp, comunista vietnamita, generale che sconfisse l'imperialismo giapponese, francese e americano, scomparso lo scorso ottobre all'età di 102 anni.